Penso mi sarebbe piaciuto offrire un tè a Oriana Fallaci e magari perché no avere l’occasione di intervistarla.
Ricordo di aver letto per la prima volta “Lettera a un bambino mai nato” scritto da Oriana quando avevo solo 15 anni e mi ha molto toccato rileggerlo una seconda volta da adulta.
Nata nel 1929 Oriana fece parte della Resistenza Italiana e fu la prima donna ad andare al fronte come giornalista e in seguito fece notare le condizioni delle donne in guerra, soprattutto in Oriente. Negli ultimi anni della sua carriera non fu particolarmente accettata per le sue prese di posizione e le controversie politiche, ma a tutti gli effetti “Lettera a un bambino mai nato” resta per me uno dei più bei libri che abbia mai letto.
Uscito nel 1975, anno della mia nascita, in cui molte donne possono essersi per l’epoca trovate nella stessa situazione, di sapere che una nuova vita esiste in te, che purtroppo il tuo compagno non ha voluto accettarla e tu ti ritrovi a fare la difficile scelta se dare alla luce un figlio o meno.
La legge sull’aborto arriva solo nel 1978, quindi ogni interruzione di gravidanza precedente sarebbe stata illegale e inaccettabile per l’epoca. Non mi esprimerò su questo delicato argomento a livello personale perché rispetto le opinioni degli altri in merito, ma è sicuramente un libro che fa pensare.
Commovente, emotivo, sensibile… tratta tematiche anche come l’abbandono, la paura, l’incertezza, la confusione e l’amore. Un monologo che è una lettera aperta al figlio, ma che la fa rilettere come donna, perché decidere di avere un bambino e allevarlo da sola è una grande responsabilità, ma allo stesso tempo richiede grandissimo coraggio.
Qualsiasi cosa facesse una donna in un caso come questo, c’è da considerare che si sarebbe sentita comunque giudicata sia se avesse abortito, che se avesse deciso di avere un figlio senza un compagno.
Ho profondo rispetto per chi come mia mamma ha scelto di avere una figlia a soli 19 anni, in tempi in cui il giudizio negativo per le persone era costantemente dietro l’angolo. Ci vuole un’enorme forza e un amore che va oltre per fare una scelta come questa.

“Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci edizioni BUR – Photo@Veru
A tea with Oriana Fallaci
I think I would have liked to offer Oriana Fallaci a tea and maybe why not have the opportunity to interview her.
I remember reading “Letter to a Child Never Born” written by Oriana for the first time when I was only 15 years old and I was very touched to reread it a second time as an adult.
Born in 1929, Oriana was part of the Italian Resistance and was the first woman to go to the front as a journalist and later highlighted the conditions of women in war, especially in the East. In the last years of her career she was not particularly accepted for her positions and political controversies, but in all respects “Letter to a Child Never Born” remains for me one of the most beautiful books I have ever read.
It was published in 1975, the year I was born, when many women at the time may have found themselves in the same situation, knowing that a new life exists in you, that unfortunately your partner did not want to accept it and you find yourself having to make the difficult choice of whether to give birth to a child or not.
The law on abortion only came in 1978, so any previous termination of pregnancy would have been illegal and unacceptable for the time. I will not express my opinion on this sensitive topic on a personal level because I respect other people’s opinions on the matter, but it is certainly a book that makes you think.
Moving, emotional, sensitive… it also deals with themes such as abandonment, fear, uncertainty, confusion and love. A monologue that is an open letter to her son, but that makes her reflect as a woman, because deciding to have a child and raise it alone is a great responsibility, but at the same time requires great courage.
Whatever a woman did in a case like this, it must be considered that she would have felt judged both if she had had an abortion and if she had decided to have a child without a partner.
I have deep respect for those like my mother who chose to have a daughter at just 19 years old, in times when negative judgment for people was constantly around the corner. It takes enormous strength and a love that goes beyond to make a choice like this.
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