Il nome della Rosa

“Il nome della rosa” di Umberto Eco pubblicato nel 1980 resta uno dei miei romanzi preferiti di sempre assieme al film di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery e l’allora giovanissimo Christian Slater, assieme a un bravissimo Ron Pearlman.

Bello, scritto benissimo nei minimi dettagli dalla descrzione dell’abbazia a quella dei personaggi, trasmette quell’alone di mistero giusto per un romanzo investigativo, ma allo stesso tempo di carattere storico, che mette in luce molti degli aspetti di quell’epoca come il periodo dell’ Inquisizione.

La pellicola cinematografica, che personalmente ho amato molto, è a tratti diversa rispetto al libro rispetto alla recente serie televisiva, ma a mio avviso molto ben fatta e ben interpretata, oltre che essere in parte girata anche in Italia.

Ricordo di aver visto anche l’opera teatrale qui a Bologna alcuni anni fa, dotata di una bellissima scenografia e una grande interpretazione del bravissimo Luca Lazzareschi.

Se ci soffermiamo a leggere altri testi sulla caccia alle streghe, come il celeberrimo “Malleus Malleficarum”, si evince come la santa chiesa utilizzasse questa pratica per confiscare beni e abusare del loro potere sui più deboli. Le donne pagane che non erano convertite al cattolicesimo venivano considerate “streghe”, spesso erano contadine che utilizzavano erbe e unguenti per guarire i malati, eppure queste pratiche venivano condannate, considerando che la donna all’epoca, veniva ancora demonizzata, perché fu lei la tentazione di Adamo e non poteva essere istruita o possedere una benché minima cultura.

Trattandosi di un periodo in cui ancora il tè non era arrivato in Europa, sicuramente gli unici infusi che bevevano i monaci o i contadini e le pagane del tempo erano fatti di fiori ed erbe, che avevano comunque proprietà benefiche e curative.

Ricordo un viaggio molto suggestivo che feci da sola a Venezia alcuni anni fa, passando per il Ponte dei Sospiri e poi dentro alle celle per i prigionieri fin dentro alla sala delle torture, dove all’interno vidi la famosa Vergine di Ferro (che ricordiamo anche nel bellissimo “Sleepy Hollow” di Tim Burton). All’interno trovai numerosi scritti del periodo accanto ai vari strumenti di tortura, ero praticamente sola in un luogo che dava fortemente i brividi e mi pareva di ritrovarmi catapultata indietro nel tempo.

 

Museo Venezia

Addentrarsi tra le finestrelle di un Museo a Venezia e riscoprire la sala delle torture – Photo@Veru2014

 

Anche a Bologna nel Torresotto di Porta Nova, proprio accanto a dove ora troviamo il negozio del tè “Stregate” si dice vivesse una donna che per le sue doti venne ingannata e poi bruciata al rogo in Piazza San Domenico come strega. Si chiamava Gentile Budrioli astrologa, guaritrice ed erborista fu amica di Ginevra Sforza e Guglielmo Bentivoglio.

Sull’argomento consiglio il bellissimo documentario canadese “The Burning Times” diretto da Donna Read, che tratta ampiamente il periodo della “caccia alle streghe” e di come abbia influenzato la vita moderna.

Lo scorso anno in piacevole compagnia, ho visto una mostra sulle “streghe” tutto sommato molto carina, dove ci sono diversi disegni dell’epoca che ritraggono queste donne intente a preparare pozioni e infusi.

Ricordiamo inoltre che proprio Umberto Eco a Bologna fu tra le figure più importanti durante la fondazione del DAMS all’Università nel 1971, vincendo la cattedra di “Semiotica” nel 1975. Personalmente frequentai il DAMS (Discipline Arti Musica e Spettacolo), ma molti anni dopo.

 

Streghe

Opera sulle Streghe che invocano un temporale – Photo@Veru

 

Torresotto Porta Nova

Il Torresotto di Porta Nova a Bologna dove visse Gentile Budrioli – Photo@Veru

 

 


The name of the Rose and the witch hunt

Testo articolo in inglese
“The Name of the Rose” by Umberto Eco published in 1980 remains one of my favorite novels of all time together with the film by Jean-Jacques Annaud with Sean Connery and the then very young Christian Slater, together with a very good Ron Pearlman.

Beautiful, very well written in the smallest details from the description of the abbey to that of the characters, it transmits that aura of mystery just right for an investigative novel, but at the same time of a historical nature, which highlights many of the aspects of that era such as the period of the Inquisition.

The film, which I personally loved a lot, is at times different from the book compared to the recent television series, but in my opinion very well made and well acted, as well as being partly filmed in Italy.

I also remember seeing the play here in Bologna a few years ago, with a beautiful set design and a great performance by the talented Luca Lazzareschi.

If we stop to read other texts on the witch hunt, such as the famous “Malleus Malleficarum”, we can see how the holy church used this practice to confiscate goods and abuse their power over the weakest. Pagan women who were not converted to Catholicism were considered “witches”, they were often peasants who used herbs and ointments to heal the sick, yet these practices were condemned, considering that women at the time were still demonized, because they were the temptation of Adam and could not be educated or possess even the slightest culture.

Since this was a period in which tea had not yet arrived in Europe, the only infusions that the monks or peasants and pagans of the time drank were certainly made of flowers and herbs, which nevertheless had beneficial and healing properties.

I remember a very evocative trip I took alone in Venice a few years ago, passing through the Bridge of Sighs and then inside the cells for the prisoners until I reached the torture room, where inside I saw the famous Iron Maiden (which we also remember in the beautiful “Sleepy Hollow” by Tim Burton). Inside I found numerous writings of the period next to the various torture instruments, I was practically alone in a place that gave me the shivers and I felt like I was catapulted back in time.

Even in Bologna in the Torresotto di Porta Nova, right next to where we now find the tea shop “Stregate” it is said that there lived a woman who was deceived for her talents and then burned at the stake in Piazza San Domenico as a witch. Her name was Gentile Budrioli, astrologer, healer and herbalist, she was a friend of Ginevra Sforza and Guglielmo Bentivoglio.

On this subject I recommend the beautiful Canadian documentary “The Burning Times” directed by Donna Read, which deals extensively with the period of the “witch hunts” and how it influenced modern life.

Last year, in pleasant company, I saw an exhibition on “witches” which was all in all very nice, where there are several drawings of the time which portray these women intent on preparing potions and infusions.

We also remember that Umberto Eco himself was among the most important figures in Bologna during the foundation of DAMS at the University of Bologna in 1971, winning the chair of “Semiotics” in 1975. I personally attended DAMS (Disciplines Arts Music and Entertainment), but many years later.

 

Il nome della Rosa

“Il nome della Rosa” di Umberto Eco – Photo@Veru

 

 

 

Tags

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *